“Quando finisce il dolore…ricomincia la vita”
Tutto quello che dovreste sapere sulla Terapia del Dolore.
A cura di:
Associazioni di Volontariato:
AVO – Associazione Volontari Ospedalieri
Via Passeri 57 Pesaro – 0721 32083
IOPRA – Istituto Oncologico Pesarese Raffaele Antoniello
Via XI Febbraio 65 Pesaro – 0721/32230
ANT – Associazione Nazionale Tumori
Corso XI Settembre 221 Pesaro – 0721/370371
AIDO – Associazione Italiana Donazione Organi
Largo Aldo Moro Pesaro – 0721/35529
AUSER Pesaro
Via Fattori 42 Pesaro - 0721/33063
Tutti i cuori di Rossana
Via Diaz 19 Pesaro – 0721/34107
TELEFONO AMICO - Largo Aldo Moro Pesaro - Tel. 0721/33327
SPECIALE DONNA - Via XI Febbraio 11 Pesaro
E con la collaborazione di:
Partner istituzionali
A.S.U.R. n. 1 – Pesaro
Az. Ospedaliera “San Salvatore” Pesaro
Ambito Sociale Territoriale n. 1
Coordinamento Socio Sanitario Pesaro
Ordine dei Medici di Pesaro
Pubblicato grazie al contributo di:
Centro Servizi per il Volontariato
Qualche esperienza…i volontari raccontano
Le associazioni di volontariato che hanno voluto contribuire a promuovere la cultura della terapia del dolore, sono composte in primo luogo da persone, che nella loro esperienza quotidiana hanno incontrato molte volte il dolore e la malattia di altri uomini, donne, bambini, anziani. Non sono medici, ma persone che di fronte a coloro che soffrono possono portare solo la propria presenza. Non dimentichiamo che la paura, la solitudine, lo scoraggiamento e la rabbia aumentano la sofferenza e riducono la capacità di reagire positivamente.
La medicina del dolore passa anche attraverso un sorriso, la raccolta di uno sfogo, una chiacchierata, la compagnia e la condivisione, anche se solo per poche ore.
Ecco perché, in collaborazione tra noi e con le istituzioni, abbiamo voluto pubblicare questo opuscolo informativo: perché solo insieme e unendo le forze e le capacità di tutti possiamo sperare di arrivare a tutelare il diritto alla salute di ogni cittadino, e anche il diritto di vivere e morire con dignità e mai da solo.
“Accanto a un uomo che soffre, c’è anche un uomo che ama” - Giovanni Paolo II
“Cosa c’è di terribile nella morte? La cosa davvero terribile è l’indifferenza. Quando si cura una malattia, si vince o si perde; quando si cura una persona, si vince sempre, comunque vada” - Patch Adams
IL DOLORE:
Che cos’è?
L’Associazione Internazionale per lo Studio del Dolore (IASP) propone di definire il dolore come “un’esperienza sensoriale ed emozionale spiacevole associata ad un pericolo tissutale presente o potenziale, descritto in termini di potenziale danno”.
La particolarità di questa definizione è che non riduce il concetto di dolore alla sua origine e causa. Questo perché la relazione tra l’entità del danno e quella del dolore non è certa, bensì modulata ed influenzata da una serie di fattori neurofisiologici e neuropsicologici.
Il dolore è certamente un’esperienza fisica, che parte dalla periferia del nostro corpo (terminazioni nervose nei tessuti cutanei, muscolari, articolari e nelle pareti dei visceri) e raggiunge il midollo spinale; il messaggio doloroso è detto NOCICETTIVO, ed è veicolato nel suo percorso da diversi tipi di fibre (ad esempi fibre A delta e C) dette appunto fibre NOCICETTIVE.
Nel midollo spinale, a livello delle corna dorsali, si trovano i neuroni nocicettivi specifici (reazione allo stimolo trasmessa direttamente) e non specifici (in grado di modulare la loro scarica in funzione dell’intensità dello stimolo). Da qui, attraverso diversi FASCI ASCENDENTI, lo stimolo doloroso arriva al cervello, dove è ormai chiaro che le aree coinvolte nella percezione di tale stimolo sono diverse, e non è quindi possibile individuare un centro unico del controllo del dolore.
Abbiamo detto però che il dolore, pur avendo una sua spiegazione scientifica, è modulato e quindi percepito in maniera diversa spesso a partire dalla stessa causa: perché?
Perché questo percorso nel nostro corpo è influenzato anche da sostanze chimiche, naturalmente presenti nel nostro organismo (serotonina, adrenalina, prostaglandine e altre), capaci di inibire o di sollecitare sia le fibre nocicettive che i neuroni nocicettivi; ed è di recente scoperta un altro importante “freno/accelleratore” del messaggio doloroso, il mastocita, una cellual prodotta in quantità variabile in relazione proprio agli stimoli periferici delle fibre nocicettive.
In breve, il dolore ha sempre una causa certa, spesso difficle da individuare per la complessità dei meccanismi che ne regolano la percezione; quindi è un importante strumento di diagnosi, soprattutto se è acuto o se, in caso di dolore cronico, si manifesta con intensità, modalità o frequenza insolita.
E’ fondamentale riuscire a tradurre il nostro dolore quando ci rivolgiamo al medico con la massima precisione possibile; è fondamentale che il medico sappia ascoltare con attenzione questo sintomo per arrivare ad una diagnosi e ad una cura efficace.
A diagnosi espressa, a cura iniziata, il dolore persiste: cosa fare?
Abbiamo detto che il dolore è un sintomo importante, un campanello d’allarme che ci costringe a cercare di capire cosa c’è che non va e a correre ai ripari; a diagnosi accertata, però, è possibile che il dolore permanga fino a che la sua causa non sia completamente eliminata e il problema risolto. Oppure. L’origine del dolore non può essere eliminata e in questo caso si parla di dolore cronico. E’ possibile associare alle terapie per la cura del disturbo anche una terapia specifica per il controllo dello stimolo doloroso, senza che questa interferisca con la naturale risposta del nostro organismo alla cura. Naturalmente è necessario seguire scrupolosamente le indicazioni del medico, e soprattutto sapersi ascoltare.
Quando il dolore cambia di intensità, modalità di manifestazione o di localizzazione (dolore diffuso o concentrato in un punto, acuto e intermittente oppure lieve ma continuo, spasmi o fitte acute) è importante segnalarlo al proprio medico anche se si sta già seguendo una terapia specifica, sia per non rischiare di sottovalutare il sintomo di un possibile cambiamento nell’evoluzione della malattia, sia per rimodulare l’eventuale terapia specifica per il controllo del dolore.
Il dolore cronico: una condizione invalidante. Come combatterlo?
Spesso la resistenza al controllo del dolore attraverso i farmaci dipende da una cultura che associa la sofferenza alla malattia o all’età avanzata, come un aspetto ineluttabile dell’esistenza.
Di fatto il dolore fisico è invalidante, e riduce 8cosa dimostrata scientificamente da molti studi osservazionali sull’argomento) la capacità dell’organismo a reagire positivamente alla malattia.
Il dolore fisico provoca depressione, prostrazione, irritabilità, malumore, e riduce gli innati meccanismi di difesa e di conservazione dell’essere umano-
Quindi anche nel caso del dolore cronico, o meglio a maggior ragione, è importante tenere questo nemico sotto controlloa tutto vantaggio della qualità della vita.
Vogliamo dare un senso più ampio alla cura della persona: perché è importante in tal senso combattere il dolore? Quali sono i vantaggi?
Abbiamo visto che, per motivi assolutamente fisiologici, i “traghettatori” degli stimoli dolorosi che il nostro organismo produce sono gli stessi che condizionano il nostro umore (serotonina, adrenalina ecc.) e che vengono prodotti in quantità variabile in funzione di stati emotivi diversi (stress, ansia, paura) o in funzione di stati psicofisici incontrollabili (squilibri ormonali, disfunzioni ghiandolari).
Possiamo quindi paragonare questo complesso meccanismo come un circolo vizioso: più ci sentiamo soli, depressi e senza speranza, più recepiamo intensamente anche il dolore fisico; più proviamo dolore fisico, più ci sentiamo soli, depressi e non vediamo via d’uscita.
Una volta superato il dolore acuto, il nostro cervello ha la meravigliosa capacità di rimuoverne il ricordo, ma pur essendo impossibile riprovare la stessa sensazione in maniera vivida, tutti noi, se ne abbiamo fatto esperienza, possiamo quantomeno ricordare ciò che abbiamo pensato in quei momenti.
Molte mamme hanno pensato, mentre stavano partorendo, “non ne uscirò viva”; oppure di fronte a gravi traumi, con fratture importanti, è quasi scontato pensare “non tornerò mai più come prima”.
Questi stati d’animo influenzano anche la percezione del dolore in maniera negativa, e proviamo ad immaginare i pensieri di una persona malata che prova anche dolore ora dopo ora, giorno dopo giorno, o di una persona anziana che non riesce più a dormire o ad eseguire i movimenti minimi indipensabili per la propria autonomia a causa del dolore.
Il punto fondamentale è che ognuno di noi non è un tumore metastatico, o un’artrite reumatoide; ognuno di noi è una PERSONA. Ed è fondamentale mettersi in questa ottica per curare meglio, per curare davvero.
I vantaggi saranno allora molteplici: maggior fiducia nella possibilità non solo di guarire, ma di avere una qualità di vita dignitosa; miglior risposta alle terapie, per effetto degli stimoli positivi rispetto a quelli negativi; maggiore serenità per i familiari, che di conseguenza potranno meglio svolgere il loro ruolo di supporto alla persona malata.
Troppo spesso si considera l’analgesia come ultima spiaggia della cura della persona; in pratica siamo portati a pensarla come una cura compassionevole, legata alla fine della vita, quando “non c’è più niente altro da fare”. Ma proviamo a pensare che invece può essere la stampella che ci aiuta a camminare verso la guarigione, che senza dolore riusciamo a reagire meglio alle terapie e la nostra mente, senza il continuo richiamo doloroso alla malattia, può produrre un livello di benessere psicofisico sorprendente!
I dubbi e le domande più frequenti sulla terapia del dolore: gli esperti rispondono
1) E’ vero che i farmaci impiegati nella terapia del dolore creano dipendenza?
La tossicodipendenza è l’assunzione regolare di una sostanza chimica per bisogni psicologici od emotivi che porta a dipendenza psichica e, talvolta fisica, dagli effetti della sostanza. Le persone che assumono farmaci oppioidi per alleviare il dolore non sviluppano una dipendenza psichica dal farmaco, indipendentemente dalla dose e dalla lunghezza del periodo.
Qualunque farmaco può generare una dipendenza psicologica se usato senza una reale necessità.
In breve la differenza tra analgesia e tossicodipendenza è che nel primo caso abbiamo un sintomo reale, che una volta sparito non lascia alcuna forma di dipendenza dal farmaco; nel secondo caso abbiamo un disturbo percettivo che nulla ha a che fare con il reale dolore fisico, e al quale si può cercare di sfuggire con qualsiasi sostanza che genera benessere artificiale, sviluppando poi così dipendenza (stress eccessivo, depressione ecc.)
2) E’ vero che gli stessi farmaci possono compromettere le facoltà mentali del paziente?
Tutti i derivati dell’oppio, sia deboli che forti, agiscono sul Sistema Nervoso Centrale e possono provocare sedazione e sonnolenza.
Questi effetti si manifestano, generalmente, durante i primi giorni di terapia e scompaiono entro una settimana.
Se la sedazione e la sonnolenza continuano oltre la prima settimana, probabilmente la dose di oppioide è troppo alta e, per risolvere il problema, deve essere ridotta.
Gli effetti collaterali più comuni e fastidiosi degli analgesici maggiori sono: la stitichezza - gli oppioidi rallentano il transito intestinale -, la nausea ed il vomito.
Dopo un uso prolungato di oppioidi la sensazione di nausea scompare mentre la stitichezza può rimanere.
Tutti gli effetti collaterali dei farmaci oppioidi scompaiono dopo la sospensione della terapia che deve essere effettuata gradatamente e sotto controllo medico.
3) E’ vero che tenere sotto controllo il dolore fisico può migliorare la risposta del paziente alla terapia per curare le cause della sua malattia?
Il dolore prende il sopravvento su ogni cosa; quando proviamo dolore perdiamo interesse a tutto il resto, mentre occuparci di ciò che ci piace e comunque avere una progettualità, anche a breve termine, distoglie il pensiero dalla malattia. Questo attiva le sostanze che veicolano i messaggi positivi all’interno del nostro organismo, aiutando anche i normali meccanismi di difesa e di reazione alle cure. Inoltre il dolore distrurba il riposo notturno, fondamentale per l’equilibrio psicofisico e per il recupero delle energie, per cui assicurarsi un sonno adeguato equivale già ad una cura.
Quindi in generale è assolutamente vero che il controllo del dolore, oltre ad essere un diritto di qualsiasi paziente, è già di per sé anche un aiuto all’efficacia della terapia.
4) Ci sono casi in cui la terapia del dolore è controindicata?
L’attuale disponibilità di farmaci permette al terapista di modulare l’intervento in base ad ogni singolo caso, sia nell’uso di principi attivi che nel dosaggio e modalità di somministrazione, per cui, ricordiamolo, a diagnosi effettuata, e in alcuni casi estremi anche prima, non ci sono controindicazioni.
Condizione fondamentale è sempre e comunque una corretta informazione da parte del paziente al medico (anamnesi) e una scrupolosa aderenza alle prescrizioni.
5) Come possiamo valutare il livello di dolore di qualcun altro e decidere se è il caso di intervenire?
Innanzitutto è importante ascoltare, con mente libera da pregiudizi. Non ci sono persone che si lamentano troppo o troppo poco, e non sta a noi giudicarlo a priori. Piuttosto bisogna stimolare le persone a descrivere il loro dolore e a cercare di quantificarlo, anche in diversi momenti, anche con una semplicissima scala da 1 a 10. Ricordiamoci che la percezione del dolore è soggettiva, condizionata anche da fattori esperienziali ed emotivi, e quando il dolore diventa un ostacolo alla serenità della persona, di qualunque entità esso sia, merita attenzione. Per cui non dobbiamo avere timore di rivolgerci al medico, riportandogli nella maniera più precisa possibile i sintomi dolorosi; sarà lui poi a decidere se e come intervenire.
I farmaci usati nella Terapia del Dolore, i soliti noti e i grandi sconosciuti…facciamo nomi e cognomi!
ANALGESICI LEGGERI O NON-OPPIOIDI PER DOLORE MODERATO
Gli analgesici leggeri sono farmaci utilizzati per trattare il dolore lieve o moderato ma anche la febbre e l’infiammazione. Per dolore lieve o moderato si intende il dolore che, nella scala numerica, va da 1 a 4. Anche se alcuni analgesici leggeri possono essere acquistati senza prescrizione medica (farmaci da banco o OTC), essi sono abbastanza forti da alleviare il dolore lieve o moderato: basta assumerli con regolarità.